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Scritti da Torino: Senza le giuste misure, ci aspetta un viaggio senza ritorno

Siccome il Covid-19 è un’altra sorta di virus è chiaro che i protocolli in essere necessitino adattamenti. Ma a chi i governi debbano indirizzare le proprie domande e chi ascoltare è di importanza capitale, e come notiamo di giorno in giorno l’incertezza originata dalla “ignoranza” sta aggravando le condizioni di ogni segmento della società, l’emotività sta imbracciando il timone mentre la tempesta impazzisce.

 

Scrive: Mirza SOKOLIJA
Foto: Mirza SOKOLIJA

 

Tenterò di illustrare cosa succede – la prospettiva dalla quale scrivo è Torino – e cosa ho capito sinora come profano.

Il momento è tanto delicato e trovo doveroso dire immediatamente le fonti principali di questo articolo, l’elemento principale è una lunga intervista – un’ora e 45 minuti – col dottor Ernesto Burgio (esperto di epigenetica e presidente del comitato scientifico della SIMA, Società Italiana di Medicina Ambientale) pubblicata il 21 marzo sulle frequenza di “Radio Onda Rossa”.

Per buona parte l’articolo che state leggendo vuole riassumere le sue riflessioni in quanto persona informata, considera inoltre l’articolo del dottor Samuele Cerutti del Canton Ticcino pubblicato il 12 marzo (clinico nel reparto di terapia intensiva di Bellinzona), oltre ad una serie di altri materiali come lo statunitense Pandemic Influenza Plan 2017 Update e l’italiano Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale originati dalle linee guida dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a partire dal 2003.

 

Cosa succede

La situazione ad “oggi” è drammatica e la possibilità che “domani” diventi tragica è alta. Parallelamente alla presente lettura invito ad avere presente l’Influenza spagnola che rappresenta lo scenario tragico che l’umanità ha vissuto 100 anni fa. Cominciamo dal Covid-19, sapendo di dover dimenticare qualsiasi pensiero che possa blandire questo argomento – non si tratta di una qualche più o meno severa influenza! ma di un virus conosciuto dagli esperti da alcuni anni, e per il quale fino a pochi mesi fa non avevamo evidenza di passaggio sull’uomo, ma quello che da qualche tempo preoccupava gli esperti era l’eventualità di mutazioni di determinate sequenze del virus e della sua capacità di invadere le vie aeree superiori.

A inizio gennaio del 2020 le sequenze del virus sono state studiate e rilasciate al pubblico, l’Istituto Pasteur ha iniziato a lavorarci così come alcuni istituti italiani come lo Spallanzani e il Sacco. Secondo il dottor Burgio l’immane danno sta nel non avere approfittato delle conoscenze degli esperti in materia nella prassi (e non solo in Italia), il momento giusto sarebbe stato già a gennaio quando era il caso di scendere nelle camere mortuarie degli ospedali per indagare sulle morti causate da delle “strane” polmoniti, mappare i loro contatti, cioè molto prima della comparsa dei focolai che da lì a poco sarebbero comparsi in Veneto e Lombardia; approntare le “fondamenta” degli ospedali da campo esclusivamente per i malati da corona virus (vedi la Cina) per evitare che esso spopolasse negli ospedali, il che in Italia è successo e continua a succedere nonostante un lockdown via via più severo.

Esiste certamente un problema che riguarda la specializzazione e la superspecializzazione, ma anche delle gerarchie tra le istituzioni mediche competenti a informare i vertici istituzionali, Burgio sottolinea come molti dei suoi stimati colleghi persino dai reparti di terapia intensiva per quanto esperti non avevano la vaga idea sul Covid-19 così che nella clinica hanno applicato, ed è così anche ad oggi,  il sapere delle proprie specialità trattando i malati da Covid-19 come altre influenze, in relazione a questo l’articolo del dottor Cerutti dal reparto di terapia intensiva di Bellinzona, 20 pagine dense, per quanto interessante mostra esattamente la “trappola” nella quale cadono gli esperti perché difettano del sapere necessario per trattare il Covid-19. Cito le conclusioni di Cerutti pubblicate il 12 marzo: “Sembra che nel 2020 il mondo abbia scoperto che con il freddo ci sono le sindromi para-influenzali, di queste si muoia e che muoia soprattutto la popolazione più anziana e già malata. Come tutti gli anni. A noi il compito di rimanere con i “piedi per terra”, di continuare il nostro lavoro come fatto costantemente tutti gli anni, tutti i giorni, con le normali precauzioni come tutti gli anni, obbedendo a quanto ci viene chiesto ma offrendo a tutti la lettura delle referenze sui dati principali”.

 

Ottimismo vs. pessimismo

I dati che ci propone il dottor Burgio sono estremamente allarmanti. Le questioni relative al rischio pandemia iniziano nel 1997, quando ad Hong Kong muore un bimbo di tre anni, il paziente zero dell’aviaria, da allora le antenne dei ricercatori sono rizzate verso i virus i cui serbatoi naturali sono le altre specie e che potrebbero transitare sull’uomo. A partire da tali ricerche dal 2003 si sono originate le indicazioni del OMS dirette ai governi per costruire piani coordinati, si tratta di protocolli che i governi aggiornano periodicamente che prevedono scenari pandemici e le loro fasi; questi documenti prendono in considerazione i focolai endemici dell’influenza nelle popolazioni aviarie nelle regioni dell’Estremo Oriente.

Siccome il Covid-19 è un’altra sorta di virus è chiaro che i protocolli in essere necessitino adattamenti. Ma a chi i governi debbano indirizzare le proprie domande e chi ascoltare è di importanza capitale, e come notiamo di giorno in giorno l’incertezza originata dalla “ignoranza” sta aggravando le condizioni di ogni segmento della società, l’emotività sta imbracciando il timone mentre la tempesta impazzisce.

Ci troviamo nella situazione in cui le più nere previsioni degli esperti attorno ad un virus pandemico si stanno verificando perché il Covid-19 possiede caratteristiche orripilanti: facilità di penetrazione nell’organismo, velocità di diffusione, periodo di incubazione lungo (fino a venti giorni) così da operare in incognito, e nel caso di invasione polmonare la reazione immunitaria può generare un tale stress – la tempesta di citochine – che porta alla morte. Al di là del nostro quotidiano che risulta seriamente compromesso, la crescita del contagio è ubiqua (eccetto, per ora, nella Corea del Sud e in Cina nello specifico dove pare ci sia stato uno svolgimento senza significative differenze rispetto alle previsioni degli esperti che sono riusciti a raccogliere in tempo informazioni inestimabili pronosticando il plateau non con la fortuna bensì con la conoscenza, mentre noi non possiamo che “sperare” di raggiungere il plateau perché non furono osservate le giuste contromisure. Nel momento in cui – c’è da sperare – qui si raggiunga il plateau ci aspetta una fase che potrebbe essere fatale, e si tratta di un’eventuale risacca pandemica, in questo bisogna tenere a mente come l’influenza spagnola cominciò nell’estate del 1918 acchiappando “i vecchi già affetti da patologie” per poi, dopo pochi mesi, nel 1919 dopo la mutazione del virus, falcidiare ogni strato di popolazione causando un numero mai precisato di morti – tra i 50 e i 100 milioni. Una situazione del genere rappresenta certamente il peggiore scenario che gli esperti devono disegnare il prima possibile in modo da “prepararci per tempo”, il che significa che il disegno s’ha da iniziare oggi in modo che le contromisure siano approntate da qui a due mesi, perché il prossimo ottobre/novembre potrebbe essere il punto di non ritorno.

 

I problemi in Italia

Nei seguenti paragrafi esporrò le “mie” riflessioni. Le informazioni “incorrette” da parte degli “esperti” incompetenti sul Covid-19 e di cui dispongono i vertici governativi italiani, e non solo, e la frammentazione delle regioni e dei comuni italiani hanno moltiplicato un’incredibile numero di decreti e decretini gettando la popolazione in un panico pericoloso, nel decreto del premier dell’11 marzo si fa ricorso al diritto penale per diminuire la mobilità della popolazione – il che ha portato in pochi giorni ad un’enorme quantità di denunce (si stima ad oggi: oltre 50 mila) e nel caso i relativi processi venissero celebrati il sistema giudiziario ne resterebbe impantanato per anni. Il/i divieti di circolazione o la loro riduzione fino alle uscite strettamente, “essenzialemente”, necessarie in questa fase in Italia può essere addirittura controproducente. La possibilità di passeggiare, recarsi nei parchi pubblici, fare corsa ricreativa, fare ginnastica in pubblico stanno diventando azioni criminali, e in tutte queste azioni sappiamo che nella stragrande maggioranza e per l’esperienza di ciascuno non ci siano quasi mai incontri ravvicinati, ma sappiamo anche che sono proprio i contatti diretti ad agevolare il contagio. Le due condizioni principali del contagio sono i contatti di prossimità (quel tipo di contatti che abbiamo nelle nostre abitazioni, che normalmente non sono così spaziose come vorrebbe il decreto, e in cui sul finire dell’inverno e un incerto inizio di primavera non teniamo le finestre spalancate) e gli spazi chiusi insufficientemente ventilati.

L’errore nella politica è quotidiano e vorrei che questo scritto non venisse inteso come un attacco, bensì come una critica costruttiva, perché vengano considerati e non ripetuti gli errori. Pongo l’attenzione sul come le risposte governative sulla pandemia abbondino di maniere e di linguaggio marziale, così che sorge spontaneo domandarmi se questo sia il linguaggio rispondente ad una situazione estremamente complessa e la sua possibile escalation. Dopo un primo allarme nell’ultima settimana di febbraio, l’ondata di ottimismo marzolino e l’incertezza in cui siamo immersi oggi, la confusione in cui ci troviamo (che necessariamente causa una serie di ulteriori malesseri nei nostri organismi e nelle nostre relazioni) mette in questione i nostri ordinamenti sociali, il nostro rapporto con la natura di cui noi come specie non siamo che una parte.

 

Niccolò Macchiavelli

La sua opera più conosciuta è “Il Principe” –  un trattato scritto per i governanti, indirizzato al suo principe, Lorenzo de’ Medici, solitamente mal interpretato e ridotto alla frase “il fine giustifica i mezzi” – in verità parla d’altro: 1. il principe deve meritarsi la fiducia del popolo altrimenti da lì a poco smetterà di governare; 2. mitigare o reggere le crisi di ogni genere e in particolare quelle “naturali” non è questione di fortuna e/o di improvvisazione, bensì della conoscenza e dell’applicazione, cosicché quando arriva la “inondazione” dovremmo avere già alzato argini robusti, e nel caso di un’inondazione senza precedenti sapremo di aver fatto il possibile. Ciò, 500 anni fa, notò Macchiavelli osservando la “Italia” frammentata e opportunistica, ieri come oggi bisogna sposare i saperi e vederci come parte dell’ecosistema, ciascuno con la propria specificità. Siamo coscienti del divenire e dalla possibile ripresa anche da traumi terribili – teniamolo a mente!

PROČITAJTE I...

Koliko će se naš svijet promijeniti u narednim mjesecima, teško je i zamisliti, ali promjene koje smo doživjeli za nekoliko dana takve su da bi trebala desetljeća da se provedu u normalnim okolnostima. Čitave zemlje postale su socijalni eksperimenti. U svega nekoliko sati donesena je odluka da se kompletan obrazovni sistem preseli na internet. Niko se nije bunio. U normalnim okolnostima za provođenje takve odluke trebale bi godine. Kada bi to u normalnim okolnostima firme dopustile rad od kuće? Prisustvujemo epohalnim promjenama i imamo “privilegiju” da ih promatramo uživo, iz prvog reda

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